Diamo a Cesare quel che è di Cesare, ovvero… i Cantucci del babbo!


I Cantucci di Prato rientrano nella tradizione toscana, più specificatamente  nella tradizione pratese insieme ai bruttiboni, ma a livello mondiale sono i cantucci che la fanno da padrone.

Non esiste una ricetta vera e propria: oddio no, esiste, ma chiunque si sia cimentato in questa ricetta ha sempre modificato qualcosa, quindi si può dire che ognuno ha la sua ricetta…

Tra questi “ognuno” c’è il mio babbo che ormai va ad occhio: ogni volta mette o leva un pò di zucchero, mette un pò più mandorle e la volta dopo le toglie (a Toby non piacciono le mandorle! ) ma ogni volta questi biscotti sono una vera poesia!

E di conseguenza, non potevo non dedicare un post a queste bontà che non smetteresti mai di mangiare e al mio babbo che ogni volta ci mette una passione incredibile!

La ricetta originale è questa:

– 500 grammi di farina

– 200 grammi di zucchero

– 150 grammi di burro

– 300 grammi di mandorle (con la pelle)

– 4 uova

– una bustina di lievito per dolci.

Su un piano di lavoro si dispone la farina “a fontana”, quindi si aggiungono 3 uova, il lievito e lo zucchero. Per aromatizzare maggiormente i biscotti si può grattare anche un po’ di scorza di limone, ma attenti a non esagerare: la scorza tende a farsi sentire un po’ troppo una volta cotto l’impasto, quindi solo una leggera grattata.

Con le mani si impasta lungamente, fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico. Solo a questo punto si aggiungono le mandorle all’impasto, lavorando ancora quel tanto che basta a distribuirle uniformemente.

L’impasto va quindi diviso in filoncini, che appoggerete sulla teglia del forno precedentemente coperta dall’apposita carta, da spennellare abbondantemente con l’uovo rimasto. Si cuociono nel forno per circa 20 minuti, fino a che non diventano marroni all’esterno. A questo punto si sfornano e – dopo una diecina di minuti – si tagliano obliquamente con un grosso coltello affilato (dando un taglio netto e deciso, da tagliare bene anche le mandorle).

I biscotti di Prato si gustano freddi, magari accompagnati da un vino liquoroso… Ovviamente la loro morte è con il Vinsanto toscano!

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13 pensieri su “Diamo a Cesare quel che è di Cesare, ovvero… i Cantucci del babbo!

  1. Ma che belli!! Mi paicciono molto i cantucci, e se devo essere sincera quando li ho in casa si, li puccio nel vino, ma anche nel caffè, nel latte…insomma, mi tentano molto!!
    Ti sono venuti benissimo!!
    Buona serata!

    • ahahahahah pure io li inzuppo ovunque… eheheheeh 🙂
      grazie mille, ma questi li ha fatti il babbo: li fa così buoni che li lascio fare a lui mooolto volentieri!
      Buona serata a te!

  2. Pingback: Diamo a Cesare quel che è di Cesare, ovvero… i Cantucci del babbo! | Food Blogger Mania

  3. Buongiorno Valentina…non so se ti ho detto che io adoro i toscani, la Toscana, il tartufo (che c’è anche da me, grazie a Dio), il palio, i cipressi, i vini, il tartufo :-D, l’arte sparsa qua e là, la vostra simpatica c aspirata, il museo di Aboca a Sansepolcro, il tartufo (sono un po’ fissata) e ovviamente i cantucci con il Vinsanto!! Che poesia questi biscotti… Un bacio, cara

    • ahahahahah fantastica!
      ma per caso..ti garba il tartufo? 😀
      La Toscana , in alcune zone specifiche, è una vera poesia!
      e questi biscotti… o mammina come sono? 🙂
      un bacio a te e buona giornata!

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